sovrastimolato
l'hai cucito.
bene.
l'hai cucito bene. succhiato.
abusato
preso e perso in un bambino nuovo,
educato a veder strappare l'epidermide alle bestie della sua stessa specie
violentato
usato il suo volto
senza maschere
spezzato in due
e in due
lobi frontali
ma siamo tre. nella faccia che credi di darmi.
siamo tre.
strappata l'epidermide
fino a los angeles
preoccupato per il tuo domani
la tua sessualità inespressa
le tue scopate regalate al mondo
lo sperma ingerito
vomitato sulla destinazione di giove
preoccupato per la tua morale
preoccupato per il tuo seno
quale che sia l'eletto che vi ha strisciato sopra
diniego il contratto con la tua religione
preoccupato per il suo concepimento
le tue malattie
l'apparato genitale di gesù cristo
preoccupato per il tuo respiratore artificiale
la tua sessualità concessa
la somma di ogni sperma ricevuto
preoccupato per le loro malattie
i tuoi silenzi
preoccupato dalla tua bocca
preoccupato dall'inverno nucleare
preoccupato dal tuo ritenermi debole
impara a respirare
impara per insegnare a tuo figlio
fotti
ne hai facoltà
vendi il tuo organo sessuale al miglior offerente
ne hai facoltà
sappi che ogni tua scelta ti rende un bersaglio
impara a respirare
preoccupato per il tuo rito di accoppiamento
preoccupato per ogni tuo orgasmo
preoccupato per il prezzo che non gli hai dato
contali contali contali
il colore della loro pelle
la lunghezza dei loro capelli
contali
contali contali
i loro lavori
i loro studi
contali contali contali
le loro facoltà artistiche
contali contali
contali
il loro modo di vestire
contali
contali
contali
il loro respiro sul tuo volto
contali contali contali
l'odore della loro saliva
contali contali
contali
il timbro della loro voce
contali
prego per loro
un trapasso veloce
impara a respirare
se ci fossimo sperati abbastanza
il tempo non si sarebbe arrischiato a terminare
amata mia
son malato e moribondo, di tutto ciò che mi scompare d'innanzi
qua non c’è la guerra
c’è lo sguardo di chi è stato tutta la notte in giro per cercare il pusher
il figlio di puttana gli ha preso la grana
ma non gli ha dato roba buona
è amaro
veder come ci si droga in questo presente marziale:
presenzialismo mondano e guerra sulle pagine di "Internazionale"
in risposta a:
http://radiobirdman.splinder.com/post/21712334/Mille+Morti.
ogni cosa è riposta al posto giusto
lei è vicina a lui
benché io non li conosca entrambi
ella mi è preclusa
egli alimenta il mio odio
queste montagne ritrovano il profilo nella mia cecità
so che nello scontro della roccia coi secoli la mia impotenza non verrà mai contemplata
non ho spettatori
ed ella mi è preclusa
questa notte ho scoperto la stanza in cui vivo
mi è entrata dentro fino a farmi divenire la sua gabbia
un qualsiasi spigolo può essere un veicolo per sconfiggere il tessuto che mi ricopre
sto cercando di uscirne senza urlare
il fragore delle montagne che crollano fuori dalla finestra nasconde lo strappo che relega il mio intestino all'appiglio della maniglia
scenderò la parete che i miei passi solitamente camminano per cercare il rantolio dei corpi che sfregano contro le pareti del resto di questa casa
la mia scia intinge il legno
il mio ventre si svuota di ogni corda che mi lega al passato
le pareti su cui sfrego i miei arti ovattano il relitto osseo che consumo sui miei mancati futuri
l'eco organico che troveranno sparso in questo regno non avrà odore di memoria
la geometria del mio corpo è la coscienza di un ordine da rivoluzionare
e dilaniare senza ritorno
per perdermi mentre sono aperto
puoi perdermi mentre sono aperto?
vuoi fottermi mentre sono aperto?
non dirmi come dovrei aprirmi
non dormi
questa notte non dormi
ed io voglio...
voglio sconfiggere la carne che si consuma contro queste pareti
voglio insinuarmi dentro all'inanimata struttura di questa casa
voglio scenderne le fondamenta
voglio scorrere oltre queste mura e fottere la roccia che si modella con le ere geologiche
voglio essere il baratro su cui collassa il nucleo di questo pianeta
voglio risalire il margine esterno di ogni atomo ritrovando una chimica primordiale
voglio essere iniettato dentro ogni essere umano
voglio deturparlo di ogni piacere
voglio fotterlo dall'interno
voglio masticare ciò che ritiene più importante al mondo
voglio il crepuscolo dei suoi sogni
prima del grande incendio che li consumi
voglio illudere dio
i tuoi occhi sono un ospedale in fiamme
ed io perso nella corsia del reparto ustionati
ti parlo dello stagno in cui non vorrei veder quel riflesso
smettere di bruciare e guardare le anatre cadere dal basso
come quel giorno in cui mi hai sfiorato e non ho smesso di tremare
non posso star calmo quando me lo chiedi in quel modo
voglio crollare
camminare e camminare
riempirmi in cervello di scatole in cui rifugiarmi
molti sono quelli che ti hanno vista
e non voglio parlarne
ieri su quel bus
nei tuoi blocchi di carta riempiti dicendo che non puoi scrivermi
"lasciami sola"
ma sono denti lasciati tra le righe
e molti di loro ti direbbero che va tutto bene
mentre vedo le tue braccia attorno al suo collo
è lui il rimedio all'eventualità di un tuo sorriso?
presto non avremo neanche più modo di soffermarci sulle nostre dita
troveresti le mie più invecchiate di prima
io vorrei legarmi alle tue a costo di esserti un dispetto
vuoi camminare?
ho bisogno di iniziare da qualche parte
ci sei tu
mi sveglio alle dodici
senza convivenza
e ci sei tu
scavata dal mezzodì
la luce ti trapassa perché non sei di questo tempo
ed io mi addormento
vado a ricamare le tende per convincermi che ti ricoprano il corpo
le richiudo sul primo pomeriggio che si addensa sulle mattinate perse
mi risveglio col profumo di tè
che mi assale come una tempesta
sei meno venti
e ci sei tu
credo in te
nel racconto delle tue convinzioni sull'arrendamento ridotto all'essenziale
ma essenzialmente mi basteresti tu
sento il peso consistente di una colazione abbandonata nottetempo
nelle confidenze necessarie per condividere almeno la visionaria immagine di te
rimando i pasti
per mangiar con te
mi è parso d'aver visto un'ombra, un tempo
e mi stava accanto, con la codardia della vita ad intarsiarle il viso
al di là della cuora e del giunco, che l'attraversa orizzontalmente sino a questi giorni,
soltanto lei, delineata al tramonto.
mi ebbe, così madre e cagione, così compagna e foschia
sì diradò nel fumo riempiendosi le vesti,
urlando il giuramento dei morti
che scalpitano tutt'oggi alla bocca di questa valle
tu eri con me, non v'è più alcun dubbio
e non contemplavi il mio viso oscurato dalla tua assenza
ma delineavi il lascito delle mie parole
strisciarti addosso ad ammansire la mia richiesta di un profilo
noi non avremo mai tutto ciò che ha un volto
(dedicata a R., a cui mi rivolgo nell'ultima frase)
non sono un musicista
non ho un gruppo
non suono nei locali
non pubblico miei scritti
non partecipo a concorsi
non seguo corsi di scrittura creativa
non voglio fare il fotografo
non mi interesso di fotografia
non ho una reflex digitale
non faccio il videoartista nei locali
non metto musica alle feste
non ho l’abbonamento ad Internazionale
non me ne frega niente del Ruanda
non studio recitazione
non so nulla di design
non faccio il web designer
non scrivo per riviste musicali
non apprezzo i radiohead
non ricordo i concerti che ho visto
non ricordo i concerti che ci devono essere
non ricordo i nomi della canzoni e i testi
...
ti va di uscire con me?
mi spendo in tutto ciò che diniego
e so che non mi è corrisposto amore
né mi vien promesso dal futuro
e non ho bandiere per cui bruciare passione
né acume su cui promuover la mia coscienza
io
non vi conosco
addio
qualsiasi cosa ci abbia abbandonato
mai avremo parole per domandarne il motivo
dietro di noi
niente di questo mondo ci è appartenuto
nemmeno la cagione del nostro oblio
se ci scrivessimo imitando il gelo che irrompe su una pellicola cinematografica...
le porte tagliafuoco spalancate su un autunno che si piove addosso, così permaloso
e nessuno a sentirci piangere in prima fila
avanti, non è così difficile lasciar cadere lacrime solide
quale ultimo ragazzo hai dovuto ricordare grazie ad hollywood?
volevi un finale aperto, che si specchiasse nella pozza d'acqua di un frigo lasciato socchiuso
come un venerdì notte qualsiasi, in un sapore di matita salata sulle guance
ma non è quello che hai fatto
non sono le sue stronzate
non è quell'angolo di letto in cui non riesci a riaprire gli occhi
non è averne condiviso il resto
avanti, non è così difficile lasciar cadere lacrime insolite, umide
è questo cinema
è il suo ricordo
è il suo fermo-immagine
in un accoltellamento a parti invertite
è Norman Bates sotto la doccia
ed io qui in un angolo a guardarti ucciderlo
mentre riempi il bicchiere che tieni in mano, fino a farlo tracimare
ed io ho finito lo zucchero
avanti, non è così difficile lasciar cadere lacrime amare
se fossimo pagine di un copione nascosto in tre cassetti differenti
non sapresti davvero quale aprire per primo
con il timore di ritrovare la maniglia del quarto
in cui hai stracciato i tuoi insuccessi
eppure non è questo vecchio film
non è una nuova parte da recitare
non è il biglietto che abbiamo pagato senza chiedere il resto
non è il baccano di una sala lasciata vuota per noi
non è quella camera segreta che si apre dietro allo schermo
c'è un solo posto in cui ritrovare il tuo personaggio
avanti, non è così difficile lasciar cadere lacrime uniche
voglio essere iniettato dentro ogni essere umano
voglio deturparlo di ogni piacere
fotterlo dall'interno
masticare ciò che ritiene più importante al mondo
voglio il crepuscolo dei suoi sogni
prima del grande incendio che li consumi
ho dovuto urlare i miei occhi
per ricordare ed ammettere
che sono ancora in vita
accidentalmente risucchiato
nei nervi e tendini del tempo
posizionato abbastanza in alto
ad occhi aperti
costruita una croce
colmato il mio ruolo
il genetista improvvisato
la storia mi ha strappato il seme
il mio dominio giovane e irrequieto
ad occhi aperti
costruita una croce
integrata nella tua prospettiva
ho consumato una madre
fecondata della mia stessa audacia
defraudata e penetrata
ad occhi aperti
costruita una croce
adempita la mia posizione
ho avvelenato la mia curiosità
per realizzare di avere una stirpe
nutrita sino allo spasmo
dal mio organo di flagellazione
nella pulsione la devozione
nella mia sacca la prigione di riproduzione
ad occhi aperti
io sia la tua croce
inchiodata alla tua devozione
io, eretico
ho sconfitto la macchina
ho urlato la mia depravazione
un tessuto organico può odiare e divenire
lo sperma dell’esegesi tumorale
la dinastia opaca
dio è un conciliabolo di robotica senza dio
l’eresia
mi sta cambiando
è dentro di me
ha azzerato il sangue della mia meccanica
ha sconvolto le piantagioni dell’elettronica
il cancro di questo tessuto che mi divora il respiro
la dinastia opaca
dio è un conciliabolo di robotica senza dio
{{{ TUMBLR }}}
{{{ FLICKR }}}
sono preoccupato per il tuo tè alla vaniglia, per le tue vacanze estive, per il bollo della tua auto, per la percentuale di cacao puro nella tua cioccolata, per il tuo telegiornale delle 19:30, per il numero di watt della tua autoradio, per il colore dei tuoi capelli